Concorrenza digitale: gli effetti delle piattaforme cinesi di acquisti online sul commercio svizzero
Servizio comunicazione istituzionale
10 dicembre 2024
Secondo uno studio condotto dall'Università di San Gallo la maggior parte degli svizzeri effettua regolarmente acquisti su piattaforme online come Temu, che risulta essere la quarta più utilizzata in Svizzera, con un fatturato che si aggira tra i 600 e gli 800 milioni di franchi all'anno. Le Associazioni del commercio al dettaglio hanno chiesto al Consiglio federale di porre fine alla concorrenza sleale delle piattaforme online cinesi. Il Prof. Carmine Garzia, Professore a contratto presso la Facoltà di scienze economiche dell'Università della Svizzera italiana (USI), ha analizzato il fenomeno a "Il Faro del TG" (RSI)
Come spiegato dal Professor Carmine Garzia, le piattaforme di acquisto cinesi hanno più di un vantaggio rispetto ai loro competitor occidentali: "Il primo grande vantaggio riguarda il prezzo: le piattaforme cinesi hanno condizioni di approvvigionamento e aziende con cui collaborano che hanno costi estremamente bassi, pertanto riescono a fare dei prezzi molto concorrenziali. Il secondo elemento di vantaggio riguarda la penetrazione pervasiva nei canali online, che permette di attirare il consumatore che ha bisogno di un determinato prodotto. Il terzo elemento è il fatto che spesso si concentrano su prodotti che sono relativamente semplici e non di alto valore, per cui il consumatore non percepisce come un rischio l’acquisto proveniente dalla Cina o dal Sud-est asiatico".
Le notevoli differenze di prezzo tra i rivenditori asiatici e quelli occidentali sono dovute, come spiegato dal Professore dell'USI, a più fattori: "In primo luogo l'accesso a fornitori che spesso non sono direttamente accessibili dai venditori occidentali. Le piattaforme cinesi, inoltre, talvolta hanno delle produzioni dedicate, e ciò permette di avere dei prodotti a prezzo minore. Ancora, in alcuni casi esse riescono a ottimizzare anche la logistica e le transazioni, ottenendo condizioni con i provider delle transazioni finanziarie più favorevoli di quanto avvenga per altri rivenditori di dimensioni inferiori".
Il Professor Garzia si è poi detto scettico in merito a un possibile intervento dello Stato per limitare con la tassazione l’e-commerce, in quanto se da un lato la Svizzera importa prodotti dalla Cina e dalle regioni limitrofe, è anche vero che questi Paesi sono i principali destinatari dell’importazione dell’alta orologeria svizzera.
Un ulteriore elemento messo in risalto dal Professore è la capacità delle piattaforme cinesi di fare marketing digitale: "Queste piattafome sono capaci di far comparire l’annuncio giusto in seguito a una nostra ricerca, inserendo l’annuncio giusto nel nostro feed in base ai nostri interessi. Questo dimostra che le aziende in questione non sono solo competitor a basso costo, ma aziende capaci di sviluppare un’efficace strategia di marketing digitale, capaci di lavorare sui dati e sui profili dei consumatori". Secondo il Professor Garzia, poiché non possono essere contrastate sul campo dei prezzi, è proprio su questo aspetto che tali aziende andrebbero contrastate dai competitor occidentali.
"Dobbiamo metabolizzare il fatto che alcune categorie di prodotto verranno acquistate su piattaforme sulle quali il criterio di scelta sono prezzo e tempo di consegna, ed è difficile che il mercato locale possa mantenere questa parte del commercio. Tuttavia, i piccoli commerci e i centri commerciali hanno una prospettiva in altre tipologie di prodotti. Un intervento dello Stato sarebbe molto complesso", ha concluso il Professore.