COVID-19: i ricordi di chi è stato coinvolto in prima linea a 5 anni dal primo caso in Ticino

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Servizio comunicazione istituzionale

3 marzo 2025

In occasione del quinto anniversario dal primo caso di COVID-19 in Ticino, Il Quotidiano (RSI) ha dedicato un servizio al tema, coinvolgendo numerosi Professori dell’Università della Svizzera italiana (USI) che hanno condiviso la propria esperienza e i loro ricordi del periodo.

“Durante la prima ondata di COVID-19 non avevamo a disposizione dei medicamenti antivirali o altri farmaci per poter curare efficacemente i nostri pazienti - ha ricordato il Prof. Enos Bernasconi, Professore ordinario presso la Facoltà di scienze biomediche dell'USI -. Fino a quel momento eravamo convinti di poter gestire la maggioranza delle malattie infettive, ma con il COVID-19 ci siamo resi conto che un’infezione con evoluzione pandemica può ancora darci del filo da torcere e causare gravi danni ai pazienti”. Ripensando al periodo pandemico, il Professor Bernasconi ricorda il senso comunitario che univa gli esperti: "Andavo settimanalmente agli incontri dello stato maggiore del nucleo di crisi legato all’emergenza, dove si incontravano persone provenienti da professioni diverse con le quali si lavorava molto bene, perché tutti avevamo l’obiettivo di essere efficaci rapidamente e questo ci dava un senso di unità".

Il Prof. Mario Jametti, Professore ordinario presso la Facoltà di scienze economiche e Direttore dell'Istituto di ricerche economiche (IRE), ha dal canto suo ricordato il lavoro di chi ha permesso all'economia di continuare a funzionare: "Una delle cose che mi è rimasta dalla pandemia è il rispetto per le cassiere del supermercato, che hanno rischiato la loro incolumità per garantire l’apertura dei negozi". Alle parole del collega ha fatto eco il Prof. Fabrizio Mazzona, Professore ordinario presso la Facoltà di scienze economiche, che ha condiviso un ricordo personale: “Il ricordo che tristemente mi è rimasto impresso è la tremenda situazione di Bergamo, e il corteo di camion che portava via le persone decedute”. Simile è la memoria condivisa dal Prof. Davide Robbiani, Professore ordinario presso la Facoltà di scienze biomediche e Direttore dell'Istituto di ricerca in biomedicina (IRB): "Il 30 giugno 2020 ero all’aeroporto di New York con la mia famiglia per tornare in Svizzera. Quella sera c’erano solo due voli previsti e l’aeroporto era quasi deserto: si è trattato di uno scenario quasi apocalittico".

Tra i tanti momenti bui del periodo pandemico, tuttavia, vi è stato spazio anche per iniziative che hanno portato attimi di speranza e divertimento, come ricordato dal Prof.
Emiliano Albanese, Professore ordinario presso la Facoltà di scienze biomediche: "I clown-dottore di 'Ridere per vivere' si sono proposti per coinvolgere i bambini che generosamente hanno donato un po’ del loro sangue per lo studio "Corona Immunitas" per il monitoraggio sierologico della diffusione del virus. Questo è stato un episodio giocoso che ha creato un momento gradevole, che noi non avremmo mai potuto immaginare in quella situazione".

5 anni fa il Covid