confronti 2025: La grande ricchezza: il ruolo economico e fiscale di successioni e donazioni in Svizzera

confronti 2025
confronti 2025

Istituto di ricerche economiche

30 ottobre 2025

Attivo sul territorio ticinese, l’Istituto di Ricerche Economiche (IRE) promuove da sempre informazione e dialogo costruttivo tra mondo accademico, istituzioni, attori economici e cittadini. Il suo obiettivo è favorire una riflessione condivisa su temi di interesse collettivo e di particolare rilevanza per la realtà locale. È in questa prospettiva che nasce la scelta di dedicare l’edizione di quest’anno della giornata annuale di approfondimento promossa dall’Istituto, ad un argomento di grande attualità e impatto pubblico.

L’edizione 2025 di confronti sarà dedicata al tema “La grande ricchezza: il ruolo economico e fiscale di successioni e donazioni in Svizzera” e vedrà la partecipazione del prof. Marius Brülhart dell’Università di Losanna e del sig. Giordani Macchi, direttore del Dipartimento delle contribuzioni del Canton Ticino.

Ne abbiamo parlato con il Dr. Davide Arioldi, responsabile del settore Finanze dell’Osservatorio Finanze Pubbliche ed Energia dell’IRE, che ci ha spiegato perché questo tema merita oggi un’attenzione particolare.

 

Cosa vi ha spinto a concentrarvi su questo argomento?

Nel corso degli ultimi anni sono avvenute importanti riforme fiscali a livello internazionale che hanno interessato direttamente e indirettamente anche la Svizzera e il Canton Ticino. L’introduzione della global minimum tax per le imprese multinazionali nei paesi OECD ha di fatto notevolmente ridotto i margini di competizione fiscale per attrarre le imprese internazionali. Altre riforme nei paesi limitrofi, quali per esempio la flat tax italiana sui redditi esteri delle persone fisiche, stanno ulteriormente mettendo sotto pressione i regimi fiscali che negli anni passati avevano beneficiato di apporti importanti da parte dei detentori di grandi ricchezze. La Svizzera è direttamente toccata da queste misure, vedendo da un lato diminuire la propria attrattività fiscale per le imprese e dall’altro aumentare l’attrattività fiscale per le persone fisiche dei suoi paesi confinanti. Una delle leve fiscali in cui la Svizzera risulta invece ancora attrattiva è la trasmissione generazionale dei patrimoni. Mentre in Europa, con l’esclusione dell’Austria, tali passaggi sono tassati con aliquote piú o meno elevate sulla base dei legami di parentela e dell’importo del patrimonio (dal 7% al 50% in Germania, dal 5% al 60% in Francia e dal 4% all’8% in Italia), in Svizzera è lasciata ampia autonomia fiscale ai cantoni. A Zugo e in Ticino, per esempio, i discendenti diretti (figli) non pagano imposte, mentre nel Canton Vaud un’imposta progressiva è dovuta (o l’equivalente in beni culturali). Discorso differente per i trasferimenti tra soggetti non legati da rapporti di parentela. In quel caso l’aliquota in alcuni cantoni può raggiungere il 50%.

La scelta del tema di confronti è quindi legata all’importanza strategica che tale leva fiscale ha attualmente nello scenario competitivo internazionale e cantonale, in virtú del fatto che il 30 novembre si terrà la votazione sull’iniziativa popolare “per una politica climatica sociale finanziata in modo fiscalmente equo (Iniziativa per il futuro)” che prevede una tassazione del 50% sui grandi patrimoni (sopra i 50 mln di Chf), per finanziare le misure di politica economica future. Il tema è inoltre di grande attualità in quanto si inserisce anche in un più ampio dibattito globale, che segnala la necessità di reperire risorse fiscali tramite una maggiore contribuzione dei patrimoni più facoltosi.

 

Gli ultimi exit poll sull’iniziativa di tassare i grandi patrimoni al 50% protendono verso un netto rifiuto della proposta referendaria. In questo contesto, pensate che potranno esserci sorprese sul risultato o forti divergenze geografiche o sociali?

Gli ultimi exit pool, realizzati da Gfs Bern tra il 5 e il 20 ottobre, hanno stimato che la proposta sarebbe stata respinta dal 62% della popolazione svizzera se si fosse votato ad ottobre. Inoltre, la quota degli indecisi risulta estremamente contenuta (3%). A livello di partiti, la proposta viene maggiormente sostenuta dagli elettori del partito socialista e dei verdi e, ovviamente, risulta maggiormente invisa ai liberali e agli elettori dell’UDC. Tuttavia, analizzando la distribuzione regionale, si nota che la Svizzera romanda e il Ticino sono i territori che sostengono maggiormente la proposta, con rispettivamente il 50% e il 52% di consensi, a fronte del 31% registrato nella Svizzera germanofona.

 

Questo risultato vi sorprende? E quali sono a vostro avviso le cause di tali differenze?

Rispondere a questa domanda non è per nulla banale. Sicuramente sussistono differenze culturali tra la Svizzera francese e italiana e quella germanofona. Nelle prime due c’è sicuramente una maggiore familiarità culturale con un concetto di imposta progressiva che porta a una tassazione maggiore per i redditi elevati, negli ultimi l’attenzione maggiore è a volte rivolta verso la competizione fiscale e l’efficienza generale del sistema contributivo. Tuttavia, anche nei cantoni francesi, nel corso dell’ultimo anno si era giá assistito a riforme in termini riduttivi dell’imposta di successione, rendendo i trasferimenti di ricchezza maggiormente convenienti. Inoltre, la diversa distribuzione dei grandi patrimoni e gruppi aziendali sul territorio può portare a una posizione maggiormente negativa nei confronti della proposta in tutti quei cantoni dove le entrate fiscali sono maggiormente dipendenti dalle grandi ricchezze. Un ultimo elemento che può spiegare questa differenza, come anche ricordato da Gfs, è il risultato dei due ultimi referendum in Ticino che hanno approvato un tetto al 10% dei premi di cassa malati e un aumento della deducibilità dalle imposte dei premi; entrambe le misure necessitano sicuramente un importante finanziamento dal budget cantonale. E in questo senso, la proposta di trattenere sul territorio cantonale una parte della tassa nazionale di successione può avere un certo appeal.

 

Quali sono state le reazioni del settore economico a tale proposta? E quali impatti vi aspettate?

La preoccupazione maggiore riguarda un potenziale trasferimento dei contribuenti più facoltosi verso paesi che garantiscono una minore pressione fiscale sulle successioni. Fare previsioni sui flussi risulta piuttosto complicato, perché non si tratta di una variazione marginale di un’aliquota fiscale ma piuttosto di una rottura strutturale dell’attuale modello fiscale sulle successioni. La misura creerebbe inoltre molte difficoltà nei passaggi intergenerazionali di impresa. I soggetti che detengono il controllo di società a media e grande capitalizzazione avrebbero necessità di finanziare il trasferimento di impresa, con importanti impatti anche in termini di processi aziendali. Al fine di ripagare i finanziamenti vi sarebbe una maggiore pressione sulla distribuzione di utili di impresa che potrebbe portare a una diminuzione degli investimenti in ricerca e sviluppo, peggiorando la competitività delle imprese. Inoltre, si potrebbe assistere a una maggiore finanziarizzazione delle strutture di controllo con un possibile ricorso a soggetti e veicoli esteri che garantiscono minore trasparenza o, nell’ipotesi peggiore, a spostamenti geografici della struttura aziendale. Anche il terzo settore, comprendente fondazioni e altri enti privati senza scopo di lucro, subirebbe un impatto negativo dalla riforma, poiché dipende in larga misura da donazioni e lasciti testamentari.

 

Ritenete quindi che gli aspetti negativi della proposta superino di gran lunga i benefici? E in questo caso, come si potrebbero reperire le risorse per sostenere gli investimenti indispensabili a garantire uno sviluppo ambientale e sociale equilibrato in futuro?

La proposta ha il pregio di portare alla luce un problema reale: come finanziare le politiche sociali e ambientali future in maniera sostenibile? Questo problema non esiste unicamente in Svizzera, ma in tutte le maggiori economie mondiali. Pensiamo per esempio alle discussioni sull’imposta dei grandi patrimoni in Francia o all’aumento della tassa patrimoniale in Norvegia. La competizione fiscale in corso negli ultimi 40 anni ha in generale ridotto le aliquote effettive per la componente più ricca della popolazione. Inoltre, la struttura economica attuale caratterizzata da dimensioni maggiori delle aziende maggiormente produttive e dalla dimensione degli investimenti necessari per competere con tali imprese favorisce la creazione di corporation e dinastie con valorizzazioni e disponibilità economiche a volte superiori a quelle degli stati. Tutto questo con rilevanti implicazioni che possono anche trascendere l’aspetto economico e contributivo. Tuttavia, la mitigazione di tale fenomeno richiede un approccio sistemico e coordinato, con soluzioni che permettano un effettivo impatto positivo sui conti pubblici.

 

Questo sarà il fulcro del dibattito che animerà confronti il prossimo 2 dicembre: un’occasione per interrogarsi su quali strumenti possano davvero favorire una crescita economica, ambientale e sociale sostenibile e se la tassazione sui trasferimenti di ricchezza intergenerazionali possa rappresentare una leva efficace in questa direzione.

L’incontro è aperto al pubblico e si terrà nell’Aula Magna dell’Università della Svizzera italiana.

Maggiori informazioni e iscrizioni su www.ire.usi.ch/confronti

confronti 2025