Il pensionamento può essere dannoso per la salute?

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Servizio comunicazione istituzionale

22 Novembre 2017

Nel Paesi economicamente sviluppati, fenomeni come il calo della fertilità, la continua crescita dell'aspettativa di vita e la diminuzione della partecipazione alla forza lavoro tra i lavoratori meno giovani destano serie preoccupazioni circa la stabilità finanziaria dei sistemi di previdenza. Per far fronte a queste sfide, molti governi hanno attuato politiche volte ad aumentare l’età media di pensionamento della forza lavoro.

Tuttavia, non solo il cambiamento di politica pubblica nell'ambito dei sistemi pensionistici genererebbe disparità tra le differenti classi di lavoratori, ma vi sono opinioni divergenti sugli effetti di queste politiche sulla salute, le capacità cognitive e il benessere delle persone. Da un lato, si ritiene che andare in pensione consenta agli individui di godere maggiormente del proprio tempo libero e di eliminare lo stress legato al lavoro, con ricadute positive sulla salute mentale e il benessere in generale. Questo argomento è stato fortemente sostenuto dai sindacati che si oppongono all'aumento dell'età pensionabile. D'altro canto, si ritiene che il pensionamento possa essere dannoso. Questo può accadere se la mancanza di scopi nella vita del pensionato influisce negativamente sul benessere individuale, sulla salute mentale e sulle capacità cognitive. 

Secondo Fabrizio Mazzonna (Professore assistente presso l’Istituto di economia politica dell’USI) e Franco Peracchi (Professore presso la Georgetown University), autori dello studio “Unhealthy retirement” pubblicato di recente sulla rivista scientifica Journal of Human Resources, queste due visioni contrapposte in realtà sono entrambi fondate. In particolare, per le persone che esercitano mestieri più “pesanti”, il pensionamento ha un effetto benefico immediato sulla salute fisica e mentale (riducendo il rischio di depressione e le limitazioni alla mobilità) e sulle capacità cognitive (soprattutto sulla memoria e la fluidità). Viceversa, per il resto della forza lavoro, il maggior tempo trascorso in pensione ha conseguenze negative sia per la salute che per le capacità cognitive. 

Le analisi dei professori Mazzonna e Peracchi sono particolarmente rilevanti per le autorità pubbliche che, soprattutto in Europa, si preoccupano degli effetti dell'innalzamento dell'età pensionabile come mezzo per migliorare la stabilità finanziaria dei sistemi pensionistici. Inoltre, lo studio rivela la presenza di un effetto negativo del pensionamento sulla salute e sulle capacità cognitive per la maggior parte della popolazione che può essere spiegato dal fatto che nella maggior parte dei Paesi sviluppati la forza lavoro è concentrata prevalentemente nei servizi e nel settore terziario avanzato, quindi meno esposta agli impieghi fisicamente usuranti. Per il Prof. Mazzonna, "un sistema pensionistico duale, vale a dire il prepensionamento per le persone che svolgono lavori gravosi e il pensionamento differito per il resto della forza lavoro, è oggetto di dibattito e viene spesso discusso a livello politico. Tuttavia, è molto difficile classificare le professioni in base alla loro laboriosità e quindi l'implementazione di un sistema a due livelli sarebbe piuttosto difficile".

Per dettagli sullo studio: http://jhr.uwpress.org/content/early/2016/03/04/jhr.52.1.0914-6627R1.abstract