Le competenze degli esperti di salute pubblica al servizio di Confederazione e Cantoni

Servizio comunicazione istituzionale

L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e la Swiss School of Public Health (SSPH+) hanno creato una piattaforma chiusa di condivisione rivolta ad esperti di salute pubblica per facilitare e coordinare lo scambio di informazioni e la creazione di gruppi di lavoro che possano essere di supporto alle autorità federali e cantonali nella presa di decisione veloci in risposta alla crisi sanitaria. Tra gli esperti coinvolti anche Fabrizio Mazzonna, professore di economia e politica sanitaria all’Istituto di economia politica dell’USI e membro della SSPH+, al quale ci siamo rivolti per sapere di più sulle analisi degli effetti del Covid-19 delle quali si sta occupando.

L’emergere della crisi sanitaria legata al nuovo coronavirus mette molto sotto pressione le autorità federali e cantonali costrette a dover prendere velocemente provvedimenti che possano contenere la diffusione del virus con poche informazioni a disposizione. Essendo il virus nuovo, l’evidenza scientifica riguardo ai suoi effetti (come la contagiosità, mortalità, o ancora la modalità di contagio) è ancora poco chiara. Emerge quindi la necessità di analizzare i dati che arrivano in tempo reale, mettendo a disposizione conoscenze multidisciplinari al fine di aiutare le autorità competenti a prendere delle decisioni che siano corrette e ponderate.

Ogni settimana infatti l’UFSP mette a disposizione sulla piattaforma i dati aggiornati legati all’epidemia e pone domande riguardo alla sua evoluzione e, più recentemente, agli effetti delle misure restrittive messe in campo. “I dati forniti sono più dettagliati di quelli solitamente a disposizione della comunità scientifica internazionale, includendo informazioni individuali anonimizzate su tutte le persone trovate positive al Covid-19 e al decorso della loro malattia. Inoltre, essendo la Svizzera uno dei paesi al mondo ad aver testato di più la sua popolazione al sorgere dei primi sintomi, le statistiche circa la morbosità e la mortalità del virus sono molto più attendibili rispetto a quelle di Paesi dove si è riusciti a testare solo i sintomatici più gravi, come la vicina Lombardia” spiega Mazzonna. A tal fine, Mazzonna ha da poco iniziato a collaborare con altri ricercatori - tra i quali Torsten Hothorn statistico dell’ETH di Zurigo, e Alessia Melegaro, epidemiologa dell'Università Bocconi di Milano - con l’obiettivo di analizzare questi dati e contribuire al dibattito scientifico internazionale riguardo agli effetti del Covid-19.

Rispetto ai dati ricevuti fino ad ora e alle analisi effettuate, quali considerazioni è già possibile fare in merito alla reazione della Svizzera all'emergenza? “Si può affermare che il sistema sanitario svizzero sia riuscito a reggere l’onda d’urto dell’epidemia, anche grazie al coordinamento tra tutti gli attori coinvolti (enti ospedalieri e autorità cantonali e federali). In particolare, il tempo di vantaggio rispetto alla vicina Lombardia, colta di sorpresa dall’epidemia, non è stato sprecato come in altri paesi (Spagna, Inghilterra, USA…), ma è stato utilizzato per preparare il sistema sanitario, ed evitare, per esempio, che gli ospedali diventassero un veicolo di contagio” spiega Mazzonna.

È possibile inoltre fare una prima valutazione dell’efficacia delle misure adottate: “Grazie ai dati individuali anonimizzati, possiamo calcolare quanto tempo passa mediamente tra l’emergere dei sintomi, il test e l’eventuale morte e usare questa informazione per verificare l’effetto delle misure restrittive. Dalle analisi effettuate fino ad ora si vede come le misure di social distancing (o soft-lockdown) annunciate il 13 Marzo, e messe in atto a partire dal 16 Marzo, hanno chiaramente invertito il trend e riportato sotto controllo l’epidemia” continua.

In un’analisi condotta separatamente dal prof. Mazzonna emergono inoltre differenze tra le regioni linguistiche del nostro Paese, che hanno vissuto una diffusione diversa del virus e una risposta eterogenea alle politiche restrittive: “In particolare, nella Svizzera francese e italiana il virus si è diffuso molto più rapidamente, soprattutto tra gli anziani, forse per il maggior numero di contatti sociali intergenerazionali. Tuttavia, l’area linguistica 'latina' ha anche risposto in maniera più rigorosa al lockdown. Questo si vede chiaramente nei dati di mobilità messi a disposizione da Google e da Swisscom, ma anche dalle curve di contagio e mortalità che scendono molto più rapidamente in queste aree rispetto alla Svizzera tedesca” conclude Mazzonna.

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