Scenari economici nella fase post-Covid

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Nella fase d'uscita della crisi pandemica, con la graduale riapertura delle attività produttive e commerciali, molti si chiedono se e come si tornerà alla normalità e, soprattutto, se vi sarà un'effettiva ripresa economica dopo lo stop forzato. Per chi si occupa di analisi e scenari, come gli economisti, è difficile dare delle risposte definitive a causa dell'eccezionalità dell'evento e la conseguente assenza di dati storici che servono per alimentare i modelli di previsione. Come fare, quindi, a fornire quelle indicazioni di scenario che, tra le altre cose, sono importanti per il mondo imprenditoriale - ma anche politico - confrontato con scelte sul futuro? Moreno Baruffini, ricercatore responsabile dell'Osservatorio delle dinamiche economiche presso l'Istituto di ricerche economiche dell'USI (IRE, Facoltà di scienze economiche), riporta in un breve video alcuni elementi frutto del dibattito in corso fra economisti nel mondo.

Nelle scorse settimane la rivista scientifica Science ha pubblicato un articolo scritto da alcuni immunologi di Harvard che hanno implementato un modello di diffusione del Coronavirus SARS-CoV-2, che consente di definire alcuni scenari futuri per la riapertura della attività economiche e sociali a livello globale. Il modello valuta come potrebbe cambiare il contagio di precedenti coronavirus - utilizzando i dati raccolti negli ultimi cinque anni negli Stati Uniti - al variare di diversi parametri, come l’impiego del distanziamento sociale continuativo o intermittente, o ancora sulla possibilità di diventare immuni al SARS-CoV-2 oppure no. "Per i ricercatori di Harvard, capire l'immunità al virus - in questo caso quello che causa il raffreddore - è importante per poter stabilire, per esempio, chi potrà essere impiegato sul posto di lavoro oppure chi dovrà rimanere in isolamento ed eventualmente ricorrere al telelavoro, così come per poter valutare delle chiusure 'spot' anziché generalizzate come abbiamo visto quest'anno", spiega il Dr. Baruffini.

Sul piano della ripresa dell'attività economica, i ricercatori dell'IRE hanno da poco pubblicato i risultati di un sondaggio condotto in Ticino riguardante il settore della ristorazione. "Ci sarà una fase di adattamento, con palestre che inizieranno a vendere prodotti e servizi per l’allenamento a casa, o con la proposta di pacchetti turistici su filiere produttive locali. I cinema apriranno con la metà dei posti, i centri commerciali organizzeranno accessi su appuntamento. Inoltre, ci sarà, ed è già in corso, l’esplosione dei servizi on-line, la cosiddetta shut-in economy (ordinazioni online e consegne a domicilio)", afferma Baruffini.

Quindi, come potremo vivere in questa nuova situazione? "Parte della risposta saranno sistemi sanitari migliori, con unità di risposta alla pandemia che possono spostarsi rapidamente per identificare e contenere i focolai, prima che inizino a diffondersi, e la capacità di accelerare rapidamente la produzione di attrezzature mediche, kit di test e farmaci", afferma Baruffini. "Probabilmente dovremo anche adattarci a nuovi approcci e sistemi, per esempio per prendere un volo areo si dovrà essere registrati a un servizio che tenga traccia dei movimenti tramite il telefono cellulare. Tuttavia, come spesso accade, il costo reale di questi nuovi modi di vivere sarà sostenuto dai più poveri e dai più deboli. Le persone che hanno meno accesso alle cure sanitarie o che vivono in aree più soggette a fenomeni epidemici, per esempio, rischiano di essere anche coloro che saranno più frequentemente escluse da luoghi e opportunità aperte a tutti gli altri, mentre i lavoratori che svolgono piccoli lavori in ambito urbano potrebbero vedere il loro lavoro diventare ancora più precario", conclude Baruffini. 

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