Centri commerciali: è la fine di un'era?
Servizio comunicazione istituzionale
23 gennaio 2025
La chiusura definitiva dei negozi Manor nel Centro Breggia di Balerna e nel Centro Manor - ormai Centro La Rotonda - di Sant’Antonino sembra segnare la fine di un’era, in un presente sempre più votato agli acquisti online e non solo. Carmine Garzia, docente di Economia aziendale presso la Facoltà di scienze economiche dell'Università della Svizzera italiana (USI), ha commentato il fenomeno sulle pagine del Corriere del Ticino.
Nati a partire dagli anni ‘70 come templi dello shopping nei quali meravigliarsi dell’abbondanza di mercanzia a portata di mano, i centri commerciali si trovano oggi in crisi, confrontati con la concorrenza delle piattaforme online e della vicina Italia, nonché con la contrazione del potere d’acquisto della clientela. Sembra dunque che i centri commerciali siano giunti al termine di un’era, come dimostra la chiusura definitiva dei negozi Manor nel Centro Breggia di Balerna e nel Centro Manor - ormai Centro La Rotonda - di Sant’Antonino, aperti rispettivamente 50 e 17 anni fa. “Non credo tuttavia che i centri commerciali siano destinati a scomparire - commenta Carmine Garzia, docente di Economia aziendale presso la Facoltà di scienze economiche dell'USI, interpellato sull'argomento dal Corriere del Ticino -. A mio avviso continueranno a esistere, però dovranno essere centri commerciali focalizzati su una determinata particolarità. Dovranno trovare una vocazione specifica, che permetta loro di differenziarsi dall’offerta delle piattaforme online e quindi di restare attrattivi agli occhi della clientela” .
Il fenomeno dei cosiddetti "dead malls", centri commerciali resi ridondanti dalla concorrenza fisica e digitale e che hanno finito per essere abbandonati, sembra però essere giunto anche in Ticino. In fondo da tempo il nostro cantone ha il suo centro commerciale abbandonato, il Centro Ovale di Chiasso, che in una certa misura conferma la tesi secondo cui i centri commerciali, se vogliono affermarsi in un mercato ormai saturo, devono riuscire a emergere dalla massa. “Non direi che oggi ci sono troppi centri commerciali - prosegue il Professor Garzia nella sua analisi -. Ci sono però forse troppi centri commerciali indifferenziati, che propongono più o meno tutti le stesse cose. I centri commerciali che hanno un futuro sono quelli che possono contare su uno o più 'anchor tenant', ovvero inquilini di forte richiamo, oppure che possono puntare su un determinato mercato. Ha senso un centro come il FoxTown di Mendrisio, che ha una propria specificità. Infine, anche un centro commerciale generalista può rimanere sulla breccia, se si trova in una posizione geografica particolarmente interessante”.
Proprio la vicinanza alla clientela è infatti sempre più un fattore chiave. Uno studio recente evidenzia che gli svizzeri hanno sempre più tempo libero, ma si sentono anche sempre più stressati. Il risultato è che si tende a ridurre il tempo speso per le attività ritenute meno interessanti, tra le quali figura anche lo shopping. “Il consumatore perde interesse ad andare in un centro commerciale per acquistare prodotti che può trovare più comodamente sulle piattaforme online. Il centro commerciale deve quindi reinventarsi focalizzandosi su una specifica offerta, oppure proponendo esperienze che vanno oltre l’acquisto” conclude Carmine Garzia.
L'intervista completa a Carmine Garzia, pubblicata sul Corriere del Ticino, è disponibile cliccando sul seguente link.